progetti selezionati
I quattro documentari che partecipano a Nord/Est/Doc/Camp 2026 sono: Grand-Popo di Nuno Escudeiro (produzione Helios Sustainable Films, Bolzano), Mia sorella è un pirata di Jacopo Mutti (produzione Jump Cut, Trento), Quando è pronto, il fieno canta di Letizia Buoso (co-produzione Headline, Rovereto, e Okta Film, Trieste), e Sonic Silence di Alessandro Ambroggi e Ludovico Chincarini (produzione Orango, Verona).

Regia: Nuno Escudeiro
Produzione: Helios Sustainable Films (Bolzano)
Co-produzione: Bam Bam Cinema (Portogallo), Solent Production (Francia)
Sinossi
Grand-Popo, in Benin, è stata costruita su una stretta penisola tra l’Oceano Atlantico e il fiume Mono, dove la linea di costa arretra anno dopo anno. Secondo testimonianze orali, nel corso dell’ultimo secolo l’oceano ha inghiottito quasi diciotto chilometri di terra, cancellando case, luoghi sacri e tracce del passato della città. Il film segue una comunità la cui vita è indissolubilmente legata al mare e alle cosmologie ancestrali che definiscono il senso di casa e quello di perdita. Evra, un cantautore, si sente chiamato dai suoi antenati a rimanere e proteggere il villaggio, ma è combattuto tra la responsabilità verso la sua famiglia e il compito impossibile che gli è stato affidato. Roger, una guida turistica, preserva la memoria della città attraverso racconti in cui mito e storia si sovrappongono. Kpesoui, una sacerdotessa Vodun, conduce rituali volti a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani, gli spiriti e il mare. Mentre il mare avanza e le infrastrutture statali ridisegnano la linea costiera, il villaggio entra in un momento di profonda incertezza. Le promesse di protezione coesistono con il rischio di una perdita irreversibile e non si intravede una via chiara.
Biografia
Nuno Escudeiro (1986, Portogallo) è un regista e artista multimediale che vive e lavora in Italia. Ha conseguito un master in Media Studies presso l’Università di Aveiro e una specializzazione in Regia Documentaria alla ZeLIG – Scuola di Documentario. Il suo lavoro si concentra sui paesaggi politicizzati e sull’esplorazione delle idiosincrasie dei territori e delle popolazioni colpiti da eventi trasformativi come la migrazione e il cambiamento climatico. Il suo primo lungometraggio documentario, The Valley (2019), ha ricevuto l’Emerging International Filmmaker Award all’Hot Docs di Toronto ed è stato proiettato a livello internazionale in collaborazione con il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Arte, Public Sénat, International Commission of Jurists e altri. I suoi lavori sono stati presentati al BFI London Film Festival, Uppsala Short Film Festival, Les Arcs, DOK.fest München, DocPoint Helsinki, Festival d’Avignon, Dublin Fringe e in molti altri contesti internazionali.

Regia: Jacopo Mutti
Produzione: Jump Cut (Trento)
Co-produzione: Sisyfos Film Production (Svezia)
Sinossi
Una bandiera nera con un teschio sventola da una finestra, tra le tante anonime di un palazzo di Milano. Dentro, mia sorella ed io abbiamo trasformato la casa in una nave pirata: i vestiti stesi al vento diventano vele, le stanze cambiano forma, e le stoviglie fanno parte dell’equipaggio. È questo il mondo che ha iniziato a prendere forma quando mia sorella Carmen mi ha chiesto di aiutarla a organizzare un LARP, un gioco di ruolo dal vivo. Cercavo un modo per riavvicinarmi a lei, e fare un film era la mia occasione. Le ho proposto un patto: io l’aiuto a costruire il suo LARP, lei mi aiuta a fare questo documentario, che diventa un gioco di ruolo tutto nostro. Così nasce Mia sorella è un pirata, per raccontare cosa succede quando due fratelli decidono di non stare più al gioco degli adulti — e ne inventano uno tutto loro, come facevano da bambini. Mentre il LARP prende forma, ci scambiamo la cinepresa come in un gioco a turni, trasformiamo i gesti quotidiani in rituali, e lasciamo che l’immaginazione modifichi le regole del reale. Il gioco diventa uno spazio di confronto tra il mondo imprevedibile dell’infanzia, che Carmen custodisce, e quello rigido dell’età adulta, da cui io cerco di disertare.
Jacopo Mutti
Biografia
Jacopo Mutti è un filmmaker e direttore della fotografia attivo tra cinema indipendente e produzione commerciale. Nato a Parma nel 1990, si è formato in regia e videoarte presso lo IED di Milano, dopo un primo percorso in disegno e letterature straniere. Dopo gli studi ha iniziato a lavorare come montatore in pubblicità e documentari. In quegli anni ha curato anche la fotografia di campagne digitali: lavori che gli hanno permesso di sostenere i suoi primi esperimenti nel documentario. Questa doppia esperienza è stata per lui una vera e propria palestra visiva, un contesto fluido e ibrido che gli ha permesso di sviluppare uno stile flessibile, istintivo e attento alla relazione con le persone, gli spazi e la luce. Negli ultimi anni ha firmato la fotografia anche per spot pubblicitari e progetti documentari. Attualmente la sua ricerca personale si concentra su progetti che esplorano le zone di confine tra adolescenza e vita adulta, realtà e immaginazione, utilizzando il documentario e il cinema di genere come strumenti per costruire dispositivi narrativi condivisi, aprire spazi di gioco e interrogare il presente. Nel 2021 ha co-diretto, insieme a Nicolò Braggion, Arimo, il suo primo lungometraggio documentario, sviluppato all’interno del laboratorio In Progress e realizzato con il sostegno di Per Chi Crea (SIAE/MIC). Il film è stato presentato in anteprima al Filmmaker Festival di Milano, dove ha vinto il Premio Prospettive.

QUANDO È PRONTO, IL FIENO CANTA
Regia: Letizia Buoso
Produzione: Letizia Buoso (Milano)
Co-produzione: Headline (Rovereto), Okta Film (Trieste)
Sinossi
Poco oltre il 46° parallelo Nord, la zolla Africana e quella Euroasiatica collidono, formando una valle orlata da picchi fatti di coralli e stelle marine: anche mia nonna è nata qui, nel 1906, austroungarica, e ne è migrata via, italiana, negli anni ‘20. Un secolo dopo vedo perché. Nel 2014, salgo per la prima volta nella valle a cercare cosa le sia accaduto, posso vivere alla sede del Parco di Paneveggio e, attraverso l’incontro con la comunità di oggi, raccolgo i primi frammenti. Fino al 2018, quando la Tempesta Vaia scavalca le cime e si schianta sulla foresta, apre sentieri tra i non detti, rende evidenti fantasmi e sopravvivenze. Muta il mondo che formiamo stando insieme, tra famiglie e specie, tra passato e presente, interconnessi: i silenzi cambiano significato, ripercorro con altri occhi gli archivi, vedo emergere un filo comune. Il film lo restituisce in 10 capitoli, mentre il Mediterraneo è diventato un hot spot del pianeta e torniamo a desiderare la Guerra, la Terza Mondiale.
Letizia Buoso
Biografia
Letizia Buoso è drammaturga, dramaturg, filmmaker. La lunga pratica di ascolto, creazione, composizione in teatro fin dal 2000 la porta nel 2010 in strada a filmare il cortometraggio Senza titolo, Miglior documentario a Musa: digitale femminile plurale nel 2011. Studia Regia del documentario agli Ateliers Varan nel 2012, poi in workshop, come con Sylvain George e Pedro Costa. Dopo i primi corti e il videoclip di Alone with the Moon per Teho Teardo e Blixa Bargeld, dal 2014 si dedica al suo primo lungometraggio. Insegna scrittura in contesti formali e informali, e Storia e linguaggio del cinema e dell’audiovisivo all’Istituto Europeo del Design dal 2003.

SONIC SILENCE
Regia: Alessandro Ambroggi, Ludovico Chincarini
Produzione: Orango (Verona)
Sinossi
Alen, 45 anni, tatuatore, vive a Bihać, in Bosnia. Aveva solo 10 anni quando il padre è scomparso durante la guerra, senza mai tornare. È una delle oltre 7500 persone scomparse nella guerra di Bosnia. Da oltre trent’anni Alen cerca i suoi resti. Lo zio Jasmin, reduce e il figlio Irfan,10 anni, lo sostengono. Da più di vent’anni Alen setaccia le foreste vicino al ponte di Loskunsk con un metal detector. Nel 2025 pubblica un video su Facebook offrendo diecimila euro a chi fornisca informazioni verificate sul luogo di sepoltura del padre. Risponde un ex-disertore dell’esercito della Republika Srpska. Dopo 32 anni Alen trova una fossa comune, scavando illegalmente e senza il supporto delle istituzioni. La polizia ora deve intervenire. Il momento che Alen aspettava da 32 anni è finalmente arrivato? Alen si scontra ancora una volta con il sistema politico bosniaco, kafkiano e paralizzante. Riuscirà a riconciliarsi con il suo passato?
Biografie
Alessandro Ambroggi nasce a Verona nel 1983. Dopo la laurea conseguita con lode presso l’università di Pisa nel percorso “Cinema, Musica e Teatro” CMT con una tesi sul documentario, inizia il suo percorso lavorativo e di formazione nell’ambito del cinema documentario e di finzione. Frequenta un corso tenuto da Leonardo di Costanzo presso Atelier Varan (Femis) e un corso di montaggio tenuto da Paolo Cottignola. Dal 2009 inizia a lavorare come assistente operatore su cortometraggi e lungometraggi. Nel 2020 fonda la casa di produzione Orango con Ludovico Chincarini.
Ludovico Chincarini nasce a Valdagno Ludovico Chincarini nasce a Valdagno, Vicenza, nel 1985. Si laurea in Tecniche artistiche e dello spettacolo a Ca’ Foscari a Venezia con una tesi sul documentario partecipativo. Partecipa a numerose produzioni di lungometraggi di finzione e documentari in Italia e all’estero, per il cinema e la televisione. Nel 2020 fonda la casa di produzione Orango con Alessandro Ambroggi.
Dirigono e producono a quattro mani numerosi corti documentari commissionati da Ong e Fondazioni in parallelo alla produzione commerciale.








